Duce anche «perginese»: ha la cittadinanza dal 24 maggio 1924
A conferirgliela il sindaco fascista Luciano Chimelli. La città e Mussolini entrarono in contatto anche due anni dopo, quando la prima moglie Ida Dalser fu internata in manicomio
PERGINE - Non solo Trento (con gli strascichi politici che stanno occupando la cronaca di questi giorni) e Riva del Garda: dalle ricerche d'archivio emerge infatti che anche il Comune di Pergine conferì la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. La decisione fu assunta il 24 maggio 1924, con voto unanime del consiglio comunale allora guidato dal sindaco Luciano Chimelli.
Una vicenda rimasta a lungo sepolta nelle pagine della storia, forse dimenticata. All'epoca, oltre un secolo fa, il clima politico era profondamente diverso da quello attuale e la concessione della cittadinanza onoraria al capo del governo (in carica da meno di due anni) rientrava, in un certo senso, nella prassi e nella propaganda diffuse in molti municipi italiani.
Negli anni Venti del Novecento Pergine, come gran parte d'Italia, visse una trasformazione profonda: dopo la marcia su Roma del 1922 e l'ascesa di Mussolini, anche il sistema politico locale si uniformò progressivamente al nuovo corso.
Proprio nel 1924 fu eletto sindaco Luciano Chimelli, alla guida di una giunta a maggioranza fascista, destinata a restare in carica fino al 1936. Successivamente il Comune passò sotto la guida del podestà Guido Tomasini, ancora più allineato alle direttive del regime, che rimase in carica fino al 1943 (a guidare il Comune fino alla fine della guerra fu poi Giulio Rizzi).
La presenza del Partito Nazionale Fascista nella borgata era significativa: vi aderivano cittadini convinti, ma anche molti per necessità o opportunità. Tuttavia, la partecipazione popolare alle manifestazioni ufficiali (parate, saggi ginnici e celebrazioni) rimase spesso limitata ai quadri del partito, alle scolaresche e alle organizzazioni giovanili (importante in tal senso l'archivio di foto conservato da Luciano Dellai).
La Pergine del ventennio fascista non fu teatro di grandi scontri, ma visse comunque le dinamiche tipiche del regime: controllo delle associazioni, presenza costante della propaganda e progressiva uniformazione della vita pubblica. Un momento simbolico si registrò il 10 giugno 1940, quando i cittadini si radunarono in Piazza Vittorio Emanuele III per ascoltare, attraverso altoparlanti e megafoni, il discorso con cui Mussolini annunciava l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale.
Pergine si intrecciò anche con la vita privata del Duce in una vicenda a lungo rimossa e volutamente cancellata (oltre che poco ricordata a Pergine se non per rappresentazioni teatrali o il recente film "L'invisibile filo rosso" di Alessandro Bencivenga): nel 1926 nell'ospedale psichiatrico cittadino fu internata Ida Dalser, che si dichiarava la prima moglie di Mussolini e madre del figlio Benito Albino, da lui riconosciuto.
Consolidato il potere, e presentando ufficialmente Rachele Guidi come moglie, la figura di Ida Dalser divenne scomoda. La donna venne internata a Pergine: tentò la fuga nel 1935, ma fu nuovamente rinchiusa e trasferita nel manicomio di San Clemente a Venezia, dove morì nel 1937, continuando a proclamarsi sana di mente e moglie legittima del Duce.
Quello del conferimento della cittadinanza onoraria a Mussolini non fu solo un atto amministrativo, ma lo specchio del contesto politico e sociale dell'epoca: un momento in cui il consenso, spontaneo o indotto, accompagnava l'affermazione del regime anche nelle realtà locali. Fu una pagina di storia del terzo Comune del Trentino.