Riva del Garda

"L'Asuit ci chiede 24mila euro di rimborsi": la famiglia che curò il figlio disabile ora deve restituire tutto

L'ingiunzione riguarda le spese sostenute tra il 2007 e il 2011 per le terapie riabilitative del figlio con il metodo Doman. I Fabbri contestano: "Abbiamo sempre presentato la documentazione. Se c'erano anomalie, perché ce li hanno erogati per anni?"
 

di Davide Pivetti

RIVA DEL GARDA. L'ingiunzione di pagamento è arrivata a casa della famiglia Fabbri in questi giorni, ma in un certo senso giunge da lontano. L'Azienda sanitaria chiede a Pietro Fabbri — per anni segretario provinciale del «Tribunale del malato» in Trentino e da decenni alla guida della «Befana Subacquea» rivana — di restituire una parte dei rimborsi spese ricevuti in passato per far fronte alle terapie riabilitative del figlio.

Secondo l'Asuit, una parte delle spese sostenute non sarebbe giustificata: l'importo contestato ammonta a 24 mila euro per il periodo compreso tra il 2007 e il 2011. La famiglia rivana, per le terapie del figlio, aveva seguito anche il «metodo Doman».

L'ingiunzione arriva dopo alcuni solleciti e un primo confronto con i funzionari dell'allora Apss che risale addirittura al 2017. La richiesta non è quindi improvvisa, ma non per questo risulta meno incomprensibile agli occhi della famiglia.

Una storia che inizia a Philadelphia nel 1997

«La nascita di nostro figlio — scrive Fabbri ricostruendo la vicenda — ha cambiato radicalmente la nostra vita, a lui abbiamo dedicato tutti i nostri sforzi e il nostro tempo, girando molti ospedali italiani e poi nel 1996 venendo a conoscenza che negli Stati Uniti esisteva un Centro per lo sviluppo e le terapie adatte a ragazzi come lui. Abbiamo approfondito il metodo Doman e fatto la prima visita nel 1997 a Philadelphia».

Fabbri ricorda anche i contatti avuti con l'Azienda sanitaria trentina assieme ad altre famiglie, la disponibilità dell'assessora provinciale dell'epoca (Conci) e dell'allora direttore generale (Nicolai), con i quali fu redatta una delibera che introduceva i rimborsi per il metodo Doman anche per le famiglie trentine, approvata nel novembre 1998. Da allora la famiglia, come altre, ha ricevuto rimborsi periodici per le ingenti spese terapeutiche sostenute fino al 2011, quando si decise di sospendere le attività terapeutiche.

«Perché ora quelle spese non sono più in regola?»

«Nel 2017 io e mio figlio riceviamo una prima raccomandata in cui ci chiedono la restituzione di 22 mila euro per il periodo 2007-2011 — prosegue Fabbri —, la stessa contestazione arrivata ora sotto forma di ingiunzione. Ma quei rimborsi spese ci sono stati concessi sulla base di quella delibera del '98 e dei documenti che abbiamo presentato di volta in volta, evidentemente risultati in regola per anni. Perché ora non lo sono più? E se le spese sono le stesse dal 1997 al 2011, perché non ci vengono contestate le medesime degli anni precedenti?».

Fabbri si rivolge a «Cittadinanza Attiva» e alla politica trentina

Pietro Fabbri si è rivolto alla sede nazionale di «Cittadinanza Attiva» per ottenere un patrocinio legale, visto che il confronto con l'Azienda sanitaria si sposta ora sul piano giuridico. Lunedì ha inoltre scritto una lettera indirizzata a tutti i gruppi del consiglio provinciale trentino, chiedendo di approfondire il tema e di verificare se ci siano altre famiglie trentine ad aver ricevuto la stessa ingiunzione.

«Se l'Asuit non retrocede nella sua richiesta saremo noi a costituirci nei confronti dell'Azienda sanitaria per chiedere i danni per tutti questi anni. E sarebbe utile conoscere a quante famiglie trentine, con soggetti disabili, è stato chiesto il rimborso. Concludo dicendo che mai rimborseremo quanto richiesto» — si legge nella lettera, condivisa anche con il quotidiano l'Adige.

Da parte sua, l'Azienda sanitaria ha rimandato una eventuale risposta, dopo ulteriori accertamenti e compatibilmente con i vincoli di privacy su una vicenda così delicata.

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