Profughi di Marco trasferiti a Trento in via Brennero
Dai Lavini di Marco a via Brennero. Questo il percorso fatto dai 46 profughi che, ospiti nel centro di addestramento della protezione civile fino al 31 agosto, hanno fatto una tappa, nei primi giorni della settimana scorsa, all'ostello della gioventù di Trento «Giovane Europa» (via Torre Vanga) per poi raggiungere la residenza Brennero, di proprietà dell'Opera universitaria, dove si trovano tuttora
Dai Lavini di Marco a via Brennero. Questo il percorso fatto dai 46 profughi che, ospiti nel centro di addestramento della protezione civile fino al 31 agosto, hanno fatto una tappa, nei primi giorni della settimana scorsa, all'ostello della gioventù di Trento «Giovane Europa» (via Torre Vanga) per poi raggiungere la residenza Brennero, di proprietà dell'Opera universitaria, dove si trovano tuttora.
Nella serata di ieri, molti dei giovani richiedenti asilo erano nella parte esterna della struttura. Con loro, una giovane trentina che chiamano «maestra»: insegna loro l'italiano e fornisce un aiuto quando non capiscono qualcosa. Diversi di loro hanno già imparato la lingua, altri usano l'inglese. Raccontano di essere arrivati dal campo dei Lavini e di essere stati accolti bene, di trovarsi a proprio agio nella nuova struttura.
Come si ricorderà, a luglio l'abitato di Marco era stato scosso dal caso di uno stupro ai danni di una giovane mamma e tutti gli ospiti del centro erano stati sottoposti all'analisi del dna. Nessuno di loro, da allora, è scappato. In quell'occasione, però, il sindaco di Rovereto Andrea Miorandi aveva chiesto a gran voce di cambiare la situazione presente nel campo, nato per gli addestramenti della protezione civile, spiegando che si trattava di un luogo inadatto a ospitare i profughi. Il presidente della Provincia Ugo Rossi aveva garantito che entro agosto questi avrebbero abbandonato il centro. Così, effettivamente, è stato.
Tra i giovani incontrati ieri, uno che non ha ancora imparato l'italiano ma se la cava con l'inglese riferisce di essere stato a Rovereto, per poi essere trasferito a Castelfondo per un paio di mesi, quindi di nuovo il centro di Rovereto e infine via Brennero. «Stiamo bene qui». È un ragazzo sorridente e ci tiene a far capire tutta la sua gratitudine verso una terra che gli ha permesso di fuggire dalle difficoltà del suo paese d'origine.
La loro sistemazione non è quella definitiva. Come spiega il dirigente del Cinformi, Pierluigi La Spada: «L'accoglienza di cui beneficiano queste persone è di tipo straordinario. Lo "Sprar" è invece il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati organizzato a livello nazionale, che offre un'accoglienza di tipo ordinario. Se all'interno di tale sistema si liberano posti, questi ragazzi possono essere immediatamente trasferiti».
Quali differenze ci sono tra l'accoglienza attuale e quella ordinaria? «I rifugiati possono godere di servizi maggiori rispetto a quelli forniti da noi. Noi garantiamo l'insegnamento della lingua, mentre nell'altro caso si ha per esempio anche l'assistenza psicologica, cosa che noi facciamo solo in parte».
La speranza è dunque quella di veder presto indirizzati i profughi all'interno di programmi appositamente studiati, che siano in grado di formarli e avviarli verso una nuova vita, lontana dagli orrori da cui provengono. A prescindere, però, dalla disponibilità di posti all'interno dello «Sprar», resta il fatto che l'accoglienza in Trentino ha comunque una scadenza: «Si tratta come detto di un'accoglienza straordinaria, destinata a finire entro il 31 dicembre di quest'anno».
Intanto, se 46 profughi sono in via Brennero, una settantina sono a Castelfondo, grazie alla disponibilità dell'Ostello della gioventù, l'impegno del Cinformi e il benestare del Comune. Come spiega la responsabile dell'ostello Eleonora Fait: «Abbiamo avviato l'ospitalità a Castelfondo il 9 giugno, con una trentina di ragazzi. Ora sono una settantina. Nel corso del tempo alcuni sono arrivati e altri sono partiti. Ottima è stata l'accoglienza della comunità e della valle: i giovani sono stati invitati al Torneo senza frontiere a Sarnonico, un paio sono entrati nelle squadre di calcio locali, uno nei Cedroni rugby. Oltre ai corsi d'italiano garantiti, questo calore da parte delle persone è fondamentale per i profughi: vengono da un passato di enormi sofferenze e trovare un'apertura come quella riscontrata qui consente di far loro intraprendere un percorso positivo. Questo, ovviamente, in attesa di poter entrare nello Sprar e di vedersi riconosciuto l'asilo politico».