Lo Sportello attacca l'intesa Comune-Confidustria sulle case ai lavoratori: «Colpite le classi popolari»
Secondo gli attivisti per il diritto all'abitare, la sindaca Giulia Robol dovrebbe fare retromarcia dall'accordo: «Improvvisamente non vigono più i regolamenti e le graduatorie che le istituzioni invocano quando una famiglia sotto sfratto chiede che venga tutelato il proprio diritto alla casa?»
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ROVERETO - «Rispondere alle crescenti esigenze di alloggi per i lavoratori delle imprese di Rovereto» hanno affermato la settimana scorsa Confindustria e Comune dopo l'accordo con il quale l'amministrazione comunale mette a disposizione alcuni alloggi da destinare ai lavoratori delle imprese associate all'organizzazione di categoria.
«Ma quale risposta unitaria all'emergenza casa? Così la sindaca Giulia Robol ha ritenuto opportuno "omaggiare" Confindustria... Questo accordo supera a destra le politiche provinciali...» risponde senza mezzi termini "Sportello casa per tutt*", una realtà sociale, come si definiscono i promotori, «per il diritto all'abitare nata dopo alcune assemblee contro il caro vita».
E come se non bastasse a rincarare la dose ci pensa la chiusa del comunicato: «Dal contesto trentino attuale emergono con sempre maggiore chiarezza che sono i padroni, insieme ai loro lacché politici, a gestire il bene comune come se fosse una loro proprietà».
Lo "Sportello casa per tutt*" parte dalla considerazione che gli alloggi di proprietà del Comune sono idonei ad essere concessi in locazione o che richiedono piccoli interventi di manutenzione per poter essere abitati:
«Improvvisamente non vigono più i regolamenti e le graduatorie che le istituzioni invocano quando una famiglia sotto sfratto chiede che venga tutelato il proprio diritto alla casa? Perché la Comunità di Valle della Vallagarina, su richiesta del Comune di Rovereto, non ha pubblicato un bando di autorecupero, come quello che abbiamo più volte richiesto e che - almeno in parte - è stato approvato dal consiglio provinciale e attuato dal Comune di Trento? Perché non sono stati destinati a situazioni di emergenza abitativa? E se davvero l'obiettivo è fornire un alloggio a lavoratori e lavoratrici, perché l'accordo non ha coinvolto i sindacati dei lavoratori e degli inquilini? Forse il Comune di Rovereto considera gli industriali "proprietari" dei lavoratori e reputa quindi superflua qualunque forma di confronto con le organizzazioni sindacali?» sono gli interrogativi che si pone lo "Sportello".
In attesa di risposte «siamo in presenza - è la considerazione che emerge - di una vera e propria riproposizione di quelle politiche di privatizzazione del patrimonio edilizio pubblico già sperimentate a cavallo tra anni '80 e '90 che sono state tra le cause principali della nascita della crisi abitativa... Inoltre concedere al datore di lavoro non solo il controllo sul salario, ma anche il potere sull'abitazione dei propri dipendenti, equivale a mettere loro un cappio al collo, spacciandolo per salvagente...».
La considerazione finale è una sola: «Esigiamo che il Comune di Rovereto e la sindaca Robol facciano un passo indietro evitando così l'ennesimo attacco alle classi popolari». G. R.