Mamma condannata per violenze: i figli, da adulti, l’hanno denunciata ma in tribunale hanno ritrattato
L'accusa, per la sostituta procuratrice Viviana Del Tedesco - che per altro ha chiesto l'assoluzione - era di maltrattamenti in famiglia con l'aggravante della minore età delle parti offese, i due figli della donna finita alla sbarra
ROVERETO. Due anni di reclusione ed un percorso di recupero sociale obbligatorio (incontri con esperti per capire la rabbia e la violenza e imparare a tenerle a bada) da concordare con i servizi sociali e gli enti indicati dal tribunale per assicurarsi la sospensione condizionale della pena. É questa la condanna inflitta a Palazzo di giustizia di corso Rosmini dal collegio giudicante presieduto da Riccardo Dies ad una mamma denunciata dai figli a distanza di dieci anni.
L'accusa, per la sostituta procuratrice Viviana Del Tedesco - che per altro ha chiesto l'assoluzione - era di maltrattamenti in famiglia con l'aggravante della minore età delle parti offese, i due figli della donna finita alla sbarra. Quello che si è chiuso è stato decisamente un processo strano. Perché la denuncia presentata alla polizia dai ragazzi ormai in età adulta raccontava un inferno, con violenze gratuite ed umiliazioni inflitte dalla mamma ai bambini quando erano all'asilo o alle elementari. Accuse che, nell'aula di tribunale, si sono sgonfiate e anzi sono state smentite dagli stessi accusatori. Motivo? «La mamma ha rovinato il papà chiedendogli soldi e rischiando di lasciarlo sul lastrico». E i soldi in questione, per capirci, erano gli alimenti per i bimbi che il genitore non ha mai versato nel tempo costringendo l'ex moglie a due lavori al giorno per mantenere i pargoli e, alla fine, a chiedere ai giudici un ristoro che è arrivato attraverso un corposo pignoramento dei beni dell'uomo.
A finire a processo, però, è stata la donna, come detto additata come violenta dai figli che, dopo essersene andati da casa per trasferirsi dal padre, hanno deciso di sporgere denuncia per quanto apparentemente accaduto dieci anni prima. Fatti, violenze e vessazioni che i numerosi testimoni non sono stati in grado di circostanziare omettendo date e occasioni. Ma il rischio di trovarsi sul groppone una decina d'anni di galera da scontare era troppo alto.
Per questo l'avvocato difensore Andrea Azzolini ha preferito affrontare il dibattimento dove, come detto, i figli hanno ritrattato ma non è bastato ad evitare la condanna. Anche se è stata ridotta e consente la sospensione condizionale della pena. In caso di assoluzione, però, i due ragazzi sarebbero molto probabilmente finiti a processo per calunnia.
Una vicenda complessa, insomma, che si interseca con altri procedimenti penali e civili che racconta di una famiglia divisa con tanto di separazione (la moglie ha lasciato il marito perché stufa delle botte) e di giovani disturbati dalle liti familiari e dai bisticci con la mamma - la bambina non studiava, il fratello è stato beccato con la droga in casa - che hanno prima difeso il papà e poi, una volta trasferitisi a casa sua, hanno capito che i soldi che la madre invocava erano per mantenerli. Ma ormai era tardi, il danno era stato fatto. E il tribunale ha dato credito a quella denuncia pur cancellandone metà per mantenere la condanna nei limiti della condizionale ed evitare trasmissioni degli atti alla procura. La donna, insomma, è stata condannata per i soli maltrattamenti alla figlia ed assolta per quelli al figlio maschio.
All'origine della denuncia per maltrattamenti, come riconosciuto sia dalla difesa che dalla pubblica accusa, ci sarebbe il rapporto fra la donna e l'ex marito. Un rapporto finito da tempo e che ha avuto strascichi giudiziari che hanno logorato la situazione e alla fine coinvolto anche i figli che erano stati affidati alla madre. Madre che si è trovata sul banco degli imputati accusata di aver avuto un comportamento non materno nei confronti dei ragazzi che ha cresciuto e che avrebbe abusato di metodi correttivi.
Gli stessi, per altro, contestati dai figli che in tribunale hanno provato a correggere il tiro senza riuscirci. La difesa, ovviamente, impugnerà la sentenza in appello visto che, nel frattempo, i rapporti tra congiunti sono tornati amabili anche se, una volta che ci si affidata alla giustizia, qualcuno paga.