La sentenza: violenza sessuale su una atleta minorenne, allenatore di 40 anni assolto
Sono bastati le parole di una teste e i messaggi trovati sullo smartphone della presunta vittima per convincere i giudici ad andare subito in camera di consiglio e ad emettere una sentenza di assoluzione per il quarantenne, che all'inizio dell'inchiesta era stato radiato dalla Federazione pallavolo
ROVERETO. Assolto. Un processo che si preannunciava molto lungo con decine di testi in attesa di essere sentiti, si è chiuso in un paio di ore. Ieri mattina il collegio presieduto dal giudice Riccardo Dies (con a latere Monica Izzo e Fabio Peloso), ha assolto l'allenatore di pallavolo (ora ex, è stato radiato) lagarino finito alla sbarra con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una sua giocatrice minorenne all'epoca dei fatti.
Ai giudici è stato sufficiente ascoltare una teste - che si è in parte contraddetta rispetto a quanto detto quando era stata sentita dagli inquirenti in fase di indagine - e vagliati dei messaggi telefonici trovati sullo smartphone della giovane e depositati dalla difesa (avvocati Sonia Speri e Luisella Speccher) per mandare a casa gli altri testimoni, chiudersi in camera di consiglio dalla quale sono usciti con la sentenza di assoluzione.
Per sapere esattamente quali sono state le ragioni che hanno portato a questa decisione, sarà necessario attendere qualche settimana, ossia il deposito delle motivazioni. Sul banco degli imputati era finito un 40enne che all'epoca dei fatti era un allenatore di una squadra di pallavolo lagarina. Dopo la denuncia della giovane, che era stata sentita oltre due anni fa con la formula dell'incidente probatorio, erano iniziate le indagini da parte dei carabinieri, indagini coordinate dal pubblico ministero Viviana Del Tedesco. Un'indagine per un reato molto grave: violenza sessuale aggravata dalla minore età della ragazza e dal ruolo dell'uomo nella sua vita di atleta. Un ruolo di guida, di persona di fiducia che era alla base del rapporto che legava la pallavolista con il coach. Che per altro l'adolescente conosceva da tempo e che stimava come allenatore.
Nel corso del tempo - questa la denuncia presentata dalla giovane - le cose però sarebbero cambiate. Sarebbe cambiato il rapporto fra i due. Ci sarebbero stati primi approcci, anche innocenti, che nel tempo si sarebbero trasformati in qualcosa di più: prima avrebbe allungato le mani, poi episodi minori ma non per questo meno molesti, e atteggiamenti culminati nello stupro.
La ragazza ha riferito che avrebbe tentato di respingerlo ma l'uomo l'avrebbe costretta a subire un rapporto sessuale completo. Fino a qui, come sottolineato, il racconto che la ragazzina ha fatto a chi le stava vicino prima e a carabinieri e procura poi. Una denuncia che ha portato all'apertura del dibattimento davanti al collegio ieri mattina. Ma, come detto, è bastato poco perché il narrato venisse in parte smentito in aula.
Nel corso dell'udienza sono emersi elementi che non collimerebbero con quanto descritto dalla giovane e anche la teste, con le risposte alle domande che le sono state poste, avrebbe lasciato più dubbi che certezze. Da qui la decisione dei giudici di rimandare a casa tutti i testi - in attesa sul corridoio del tribunale c'erano una ventina di persone fra compagne di allenamento della ragazza e carabinieri - e di chiudersi in camera di consiglio.
Dalla quale sono usciti con una sentenza di assoluzione piena per il quarantenne che nel dicembre del 2023 - a seguito della denuncia che ha dato il via al processo - era stato anche radiato dal tribunale sportivo della Fipav, la Federazione italiana pallavolo attraverso un duro comunicato stampa.Nè lui nè i suoi avvocati hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione al termine dell'udienza.