Commercio

Mercatino dei roveretani, appuntamento fisso da 27 anni

Viaggio tra gli espositori, trentini e non solo, che il primo sabato del mese invadono il centro. Nereo Costantini: «Più di ogni altra cosa, osservare passanti di tutte le età ci rincuora e gratifica. L’interesse verso l’usato è in crescita, specie post pandemia» (nella foto: Massimo, da Verona, specializzato in dischi)

di Elena Piva

ROVERETO. Gli oggetti? Ci permettono di interagire con chi ci circonda». È questo il messaggio che più unisce i venditori del "Mercatino d'altri tempi", iniziativa tutta roveretana che vede via Tartarotti, Largo Foibe, via Roma e piazza Damiano Chiesa brulicare di materiale da collezionismo, bigiotteria, libri, quadri, artigianato, soprammobili, hobbistica, ceramiche e terraglie, monete e francobolli, ogni primo sabato del mese, dalle 9 alle 18.Protagonista è lo scambio sociale, che facilita la conoscenza tra persone azzerandone le differenze generazionali e accentua l'economia circolare in alternativa al fast fashion. File rouge tra le bancarelle è la possibilità di scovare pezzi vintage, originali o da collezione, a prezzo ridotto, con la consapevolezza di dare nuovo valore alle cose.

Ad organizzare l'appuntamento nella Città della Quercia è, dal 1998, il Circolo culturale numismatico filatelico. «Ventisette anni di mercatino raccontano quanto sia apprezzato dalla comunità - sottolinea Nereo Costantini, membro del consiglio direttivo del circolo che cura l'evento - abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con il Comune, crediamo ne sia soddisfatto. Negli anni abbiamo cambiato area, ma siamo felici che in Piazza Malfatti e in Piazza delle Erbe vi siano i plateatici: ben venga, la città vive di più e, in questo modo, possiamo animare altre vie del centro. Più di ogni altra cosa, però, osservare passanti di tutte le età ci rincuora e gratifica. L'interesse verso l'usato è in crescita, specie post pandemia. Certo, siamo soggetti al meteo: gli iscritti sono un centinaio, oggi (sabato, ndr) abbiamo avuto 20 disdette. L'allegria dei presenti però è palpabile».Negli ultimi anni, i social network si sono popolati di video ritraenti giovani impegnati nel reselling, ovvero la rivendita di articoli - dal vintage alle edizioni limitate - acquistati ai mercatini dell'usato e proposti online. «Per fortuna, la merceologia qui presente non interessa il fenomeno - spiega Costantini -. Piuttosto, qualche pensiero lo abbiamo sulla legge provinciale n. 4 del 2017. Stando ad essa, possiamo vendere in 14 giornate annue: 8 nei Comuni con più di 10mila abitanti. Ci piacerebbe avere 14 giornate a prescindere dal numero di residenti. Potremmo dare alla popolazione più sabati di svago da dedicare alle proprie passioni».

Alcune di esse hanno visto germogliare vere e proprie attività. «Da piccolo ho provato a vendere fumetti e giornalini - racconta Massimo, da Verona -. Vent'anni dopo ho provato con i dischi musicali. Sono trascorsi 25 anni da quando decisi di licenziarmi e fare questo nella vita. La musica è semplice, parla a tutti: mi entusiasma ascoltare le persone e fare sì che loro ascoltino i miei suggerimenti. Bisogna vendere per sopravvivere, ma il contatto con la gente è per me inestimabile. Il mio banco è un palcoscenico: mi diverto ad intrattenere». «Da sempre amo i libri - fa sapere Alessandra, da Brentonico -. Il mio pallino, da bimba, era quello di lavorare in biblioteca o in libreria. Da 15 anni faccio mercatini e mi piace molto. I volumi, di qualsiasi genere, vanno e vengono: alcune persone svuotano casa e me li portano, si fanno scambi e ci si confronta. Adoro Rovereto, il pubblico del libro è speciale: d'altronde, è veicolo di interazioni sociali». A volte, l'idea di avviare un percorso deriva da esigenze personali. «Essere qui ci consente di staccare dai pensieri quotidiani - spiegano Valentina e Michela dall'Alto Garda, amiche e "colleghe" dal 2017 -. È una giornata diversa, ci entusiasma. Cambiamo spesso merce: ad Arco portiamo piatti e bicchieri; a Rovereto più spille, borse e gingilli». «Sono una veterana - evidenzia Marialuisa, da Mattarello - ma è la mia prima volta a Rovereto. Vent'anni fa rimasi vedova, la pensione minima non bastava e decisi di cominciare. Spesso mi aiuta mio fratello, al banco. Quando una famiglia vive un lutto, ci chiama per lasciarci degli oggetti. Mi piace chiacchierare con le persone, si impara molto».

«Da bambina facevo pozioni magiche in giardino - ricorda Virginia, nota su Instagram come @vivilittlegreen - non erano i giocattoli a farmi stare bene, bensì stare nella natura. A 12 anni, il mio primo approccio alla cura della pelle è stato: "Cosa contengono le creme?". Otto anni fa ho compreso i benefici dell'autoproduzione quale alternativa sostenibile e sicura. Così, dato il fortuito passaparola tra amici, ho provato i primi mercatini. Mi sono trasferita dalle Marche alla Vallarsa; il Trentino è ricco di varietà botaniche ed ha studi importanti sulle erbe aromatiche. Propongo infatti laboratori e progetti allo scopo di tramandare questi gesti antichi, richiamanti la nostra coscienza collettiva, la cura di noi stessi e dell'ambiente. I giovani prediligono sempre più prodotti sostenibili e mi conforta, dato l'artificiosità mostrata online».

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