Verdi, Sinistra e Campobase alla Provincia: «Almeno duecento persone costrette a dormire all'aperto»
Paolo Zanella (Pd): "La nuova strategia di Fugatti sui migranti è esclusiva ed escludente: se ne accolgono pochi, ma bene. E gli altri in strada"
TRENTO. Il freddo è un'emergenza e la chiusura dei dormitori straordinari a Trento riporta in strada 200 persone: a lanciare l'allarme sono la consigliera provinciale Lucia Coppola e quella comunale Renata Attolini dell'Alleanza Verdi e Sinistra e Campobase. In un comunicato, Coppola chiede interventi "strutturali e una revisione urgente dei criteri del 'piano freddo'" che evidenzia "in modo drammatico tutte le fragilità di un sistema di accoglienza basato su logiche emergenziali e su parametri climatici rigidi, che poco hanno a che fare con le condizioni reali di chi è costretto a dormire all'aperto".
"Una città come Trento non può rassegnarsi ad avere centinaia di persone senza tetto, tanto meno nel cuore dell'inverno", lamenta Coppola. "È ora di pretendere che l'amministrazione tutta si prenda cura della situazione dei senza tetto e dei migranti realizzando un sistema di accoglienza che non sia il susseguirsi di interventi temporanei", ammonisce Attolini. Per la consigliera comunale occorrono "mappature delle presenze di senza tetto in città" e "soluzioni che vadano dai posti letto di emergenza e prima accoglienza ad una rete di ostelli e appartamenti a prezzo calmierato per famiglie e lavoratori a basso reddito".
Per Campobase è necessario "fare tutto il possibile per evitare che le persone dormano all'aperto", una priorità che "dovrebbe essere priorità condivisa da tutte le istituzioni". Lasciarle per strada, insiste il movimento, "risulta incomprensibile e inaccettabile, e non può essere giustificato né sul piano tecnico né su quello politico". "Ancora più incomprensibile - si legge in una nota - è che questa situazione sia il risultato di una applicazione rigida e burocratica delle regole". Ma mentre secondo Campo base i comuni "cercano di rispondere con gli strumenti e le risorse limitate di cui dispongono, la Provincia continua a sottrarsi al proprio ruolo".
La Provincia, chiarisce la nota, "ha competenze dirette in materia di accoglienza, politiche sociali, emergenze abitative, coordinamento del sistema di protezione e integrazione dei richiedenti asilo, programmazione delle risorse e supporto agli enti locali". Campobase rileva che "la maggior parte delle persone escluse dai ripari di emergenza sono richiedenti asilo internazionale: non è un caso. È l'effetto di una scelta politica". "Lasciare persone al gelo non è una fatalità: è una scelta politica. Ed è una scelta che va cambiata", conclude Campobase, che "ritiene questa linea grave e irresponsabile".
Zanella contro la giunta provinciale
"La nuova strategia di Fugatti sui migranti è esclusiva ed escludente: se ne accolgono pochi, ma bene. E gli altri in strada", accusa Paolo Zanella, consigliere provinciale del Partito Democratico che sottolinea come "da questa notte ci saranno altre 64 persone in strada oltre a quelle che già vi erano rimaste in attesa di un posto nei dormitori di bassa soglia e in quelli destinati ai richiedenti protezione internazionale fuori accoglienza".
Zanella ricorda che "se la Provincia non avesse tagliato, ormai sette anni fa, i posti destinati all'accoglienza delle persone richiedenti asilo da 1.500 a 750, non vi sarebbero tutte queste persone costrette a dormire all'addiaccio e i posti di bassa soglia basterebbero". Secondo l'esponente del Pd sarebbe sufficiente "ripristinare l'accoglienza all'interno di tutte le comunità del Trentino" con vitto e alloggio "a spese dello Stato".
Anche rivedendo le modalità di accoglienza "come ora pare si voglia fare", anticipa l'esponente della minoranza a piazza Dante, "se poi si decide di dimezzare ulteriormente i posti in accoglienza". Vale a dire "lasciare in strada altre 350 persone".
Il Centro di permanenza per i rimpatri è stato realizzato "ad arte da chi lascia per strada le persone richiedenti asilo - affonda Zanella - Una struttura che non ha senso venga costruita e dove le persone potranno essere private della libertà personale per via amministrativa anche solo perché prive del permesso di soggiorno, senza le tutele minime che in carcere sono sancite dall'ordinamento penitenziario, con permanenza fino a 18 mesi, con il rischio di violazione dei diritti umani come abbiamo già visto altrove. Una non soluzione che però è funzionale alla propaganda della destra".
Secondo il Pd le risorse andrebbero investite per accogliere e inserire "più persone invece di lasciarle in strada, preda della microcriminalità".