Trento, il consiglio comunale dice no alla rimozione dei tombini fascisti
Dopo un’accesa discussione in aula, bocciata con voto quasi unanime la proposta di Demarchi. Bozzarelli: «Un teatrino ridicolo: l’antifascismo si dimostra con i fatti»
TRENTO. Il Consiglio comunale ha respinto con un voto quasi unanime - 34 contrari e un solo favorevole - la proposta di Andrea Demarchi (Prima Trento!) di rimuovere i tombini recanti simbologie fasciste presenti in città e il lampadario di Palazzo Thun, anch'esso con tali simboli. Demarchi ha aperto il dibattito: «Chiedo la rimozione dei chiusini e del lampadario che riportano simbologie dell'oscuro periodo del ventennio fascista. Sono simboli incompatibili con i valori costituzionali di democrazia e antifascismo. Quel periodo segnò profondamente Trento: italianizzazione forzata, demolizione di sfarzosi edifici asburgici sostituiti da architetture discutibili, lontane dalla nostra Heimat. Chiedo una mappatura completa di eventuali altre simbologie e propongo di sostituire i tombini con nuovi recanti l'aquila di San Venceslao».
La vicesindaca Elisabetta Bozzarelli ha replicato: «Lo stendardo alle nostre spalle porta la medaglia d'oro al valor militare per gli sforzi di Resistenza del popolo trentino: sono questi i simboli in cui ci riconosciamo. Trovo ridicolo e volgare il teatrino di questi giorni, una gara a chi si definisce più antifascista. L'antifascismo si dimostra con i fatti, non con provocazioni». Si rivolge direttamente a Demarchi: «Per lei è un gioco, per noi è una cosa seria. Non l'abbiamo vista alle celebrazioni del 25 aprile. Non sprecheremo soldi pubblici per cambiare chiusini ancora funzionali, né possiamo rimuovere lampadari tutelati. Rappresentano anche un monito verso ciò che ha riservato la storia».
Ancora, Giuseppe Urbani (Fratelli d'Italia) ha affermato: «Condivido molte cose dette da Bozzarelli, ma avrei voluto ricordasse che il Parlamento europeo ha condannato anche nazismo e comunismo». Ha ricordato i numerosi segni architettonici lasciati durante gli anni del regime: «Cosa facciamo con le scuole Sanzio? Con il Legionario di piazza Venezia? Con la stazione e i suoi mosaici? Con il Doss Trento? Se vuole provocare, ricordo che anche l'Impero austro-ungarico ha oppresso popoli».Chi ha rincarato la dose è stato Daniele Demattè (FdI): «Lei parla sempre di Heimat, ma gli autonomisti chiedono lo studio della storia senza censure. Alberto Pattini l'avrebbe presa a calci nel sedere. Siamo alle burlonate».
La parola è poi passata a Giulia Bortolotti (Onda) ha definito il dibattito «surreale e strumentale»: «Il fascismo è stata una tragedia. Non serve tirare fuori tutte le dittature del mondo: in Italia abbiamo avuto quella. Essere antifascisti è un elemento basilare per stare in un'aula democratica. Qui si butta in caciara parlando di chiusini e lampadari. La cancel culture non cura le ferite».Dalla maggioranza, Spartak Malaj (Insieme per Trento) ha richiamato la sua provenienza dall'Albania post-comunista: «Siamo antifascisti ogni giorno e contro tutte le dittature. Questo documento serve solo a sollevare polemiche. Quelle opere le hanno costruite lavoratori italiani sfruttati e li vogliamo ricordare».
Devid Moranduzzo (Lega) ha invitato al ritiro affermando: «È un documento fuori luogo. Non serve essere di centrosinistra per dichiararsi antifascisti o antinazisti, o di destra per essere anticomunisti. Io sono autonomista e un autonomista non può essere né fascista né comunista. La storia non va cancellata». Loris Ioriatti (Lega) ha aggiunto: «Sono opere costruite con il sudore e il sangue dei lavoratori trentini, che lavoravano senza misure di sicurezza. E sono di alta qualità: quei tombini sono lì da quasi cento anni».Nella sua replica, Demarchi ha affermato: «Il tema è stato affrontato con offese personali. Pensavo che il centrosinistra potesse condividere il tema. Chiedo un confronto con Bozzarelli per ridefinire alcuni punti. Io ho solo ripreso simili proposte avanzate dal Pd in altre città, come Perugia». Roberto Sani (Sì Trento) ha concluso ammonendo: «Il Consiglio comunale non è un tribunale della storia. Tuteliamo diritti, ma non possiamo imporre una memoria ufficiale: sarebbe gravissimo».Non essendoci disponibilità a modificare il testo, la proposta è stata messa ai voti e bocciata.