Il racconto

Viaggio in una Giordania senza più turisti: "Petra tutta per noi"

La vacanza di Enrico Porta, analista finanziario trentino residente a Milano, e della moglie Paola Barsottelli in una terra bellissima ora poco frequentata per le guerre: "Un'esperienza unica e irripetibile"

PREZZI «Gli effetti della crisi li vedremo tra qualche mese» 

 

di Luca Marognoli

TRENTO. Hanno preso un volo per Amman quando molti turisti tornavano in Italia o rinunciavano a partire. Il viaggio era già organizzato da tempo ed Enrico Porta, 67 anni, e la moglie Paola Barsottelli, coetanea, hanno deciso di partire lo stesso. Una scelta sofferta, ricompensata con una vacanza davvero esclusiva, in una Giordania dal clima quasi irreale. «Siamo partiti perché sapevamo che non è un paese rischioso, è sempre rimasto fuori dalle guerre mediorientali e non è nel Golfo Persico: questione di geografia insomma», dicono. «E si sta rivelando un'esperienza unica e irripetibile. Abbiamo guida e autista solo per noi; a Petra avremo visto non più di venti persone in tutto il giorno, a Wadi Rum nel campo tendato c'eravamo solamente noi».

Porta è nato a Trento, dove è rimasto fino alla maturità al Tambosi, poi si è trasferito a Milano dove si è laureato alla Bocconi ed ha lavorato come analista finanziario. In pensione da pochi giorni, torna spesso in città per trovare la madre Giulia Andreoli, 105 anni, ospite della Rsa di Villa Belfonte. Il viaggio in Giordania era programmato da tempo. «Domenica 8 marzo siamo partiti per una settimana. Con quello che stava succedendo in Iran abbiamo avuto molti dubbi», raccontano i due coniugi. Alla fine però hanno deciso di confermare. «La compagnia di bandiera, la Royal Jordanian, non aveva sospeso i voli e anche il tour operator continuava a dirci che in Giordania non stava succedendo nulla».

Che non fosse un viaggio "normale" lo sapevano e il primo segnale lo hanno avuto già in aeroporto: «Il volo era mezzo vuoto: quasi tutti giordani, pochissimi turisti». E all'arrivo ad Amman la sensazione si è rafforzata. «L'autista che ci ha accompagnati in albergo ci ha detto subito che non sapeva quante persone avrebbero fatto il tour con noi». La sorpresa arriva il giorno dopo. «Lunedì mattina incontriamo la guida e scopriamo che siamo solo noi due. Avremmo dovuto essere aggregati a un gruppo di 32 persone, ma non è arrivato nessuno perché Ryanair aveva sospeso i voli».

Così il viaggio si trasforma in un tour privato: «Guida e autista solo per noi. Anche loro dicevano che non gli era mai capitato». La sera arrivano a Petra: «L'albergo in realtà è un complesso di bungalow con più di duecento posti. Dentro c'eravamo solo noi e quattro spagnoli che abbiamo incontrato a cena».Il giorno dopo visitano il celebre sito archeologico. «All'ingresso c'eravamo noi con la guida. Ci hanno detto che in questa stagione arrivano anche diecimila persone al giorno». Invece, raccontano, «in tutta la giornata avremo incontrato forse venti turisti». A fare più presenza sono i venditori locali. «Erano molti di più i beduini che cercavano di venderci souvenir, o di offrirci passaggi a cavallo o sull'asino..».

Anche il pranzo è surreale. «Al ristorante sempre solo noi e la guida». Nel pomeriggio salgono a piedi al monastero di Deir. «Lungo il percorso abbiamo incontrato quasi soltanto beduini con la loro mercanzia e qualche sparuto turista».Il giorno successivo è dedicato al deserto del Wadi Rum. «Scopriamo di essere gli unici ospiti del campo tendato. A tenerci compagnia c'erano sei gatti che ci seguivano dappertutto». Anche l'escursione nel deserto si svolge quasi in solitudine. «Due ore in fuoristrada e abbiamo incrociato soltanto altri due mezzi, con due persone a bordo ciascuno. Sul cassone ce ne starebbero sei».La sera, naturalmente, cena per pochi. «Noi due più la guida». Manco a dirlo.

Il viaggio prosegue con la visita a Jerash. «È forse il sito romano meglio conservato al mondo. E lì eravamo in dieci». Poi Amman. «Anche in albergo c'erano pochissimi ospiti. In compenso abbiamo assistito a diverse feste di fidanzamento giordane, con musica e balli». Il Ramadan cambia i ritmi della città. «La gente esce soprattutto di sera. A mezzanotte c'è molto traffico, mentre al mattino si gira benissimo». La sicurezza è visibile ovunque. «In Giordania c'è polizia dappertutto. Però il nostro autista è un ex poliziotto e quasi mai ci hanno fermato ai controlli». Un segnale della situazione regionale arriva ogni tanto dal cielo. «Nel deserto del Wadi Rum si sentiva il rumore degli aerei militari: c'è una base americana non molto lontano».

Nonostante la normalità apparente, la tensione del Medio Oriente si riflette anche qui: «I giordani sono molto diplomatici», dicono. «Non amano essere così vicini ai teatri di guerra». Il settore turistico, in particolare, sta soffrendo. «Chi lavora nel turismo è in crisi. Molti fanno sconti e dicono apertamente che sono senza lavoro».La guerra, anche se lontana, pesa. «Qui non ci sono state guerre né primavere arabe, ma tutto quello che succede nella regione si riflette sul turismo». E c'è anche un elemento umano: «Molti giordani hanno parenti che lavorano o vivono nei Paesi vicini. Non piace sapere che vengono bombardati Paesi islamici considerati fratelli».Allo stesso tempo il Paese mantiene una posizione prudente: «La Giordania ha buone relazioni sia con Israele da molti anni sia con gli Stati Uniti», osservano. «Per questo le persone sono molto discrete quando parlano della situazione politica».

Eppure, sottolineano, il Paese offre mete difficili da trovare altrove nella regione: «La Giordania ha siti archeologici unici: Petra e Jerash da soli valgono il viaggio. Negli Emirati, in Qatar o in Arabia Saudita non c'è niente di comparabile dal punto di vista storico». E mentre altre destinazioni restano chiuse o difficili da raggiungere, «in Libano, Israele o Siria oggi non si può andare».Un ultimo dettaglio, aggiungono i due, li ha convinti definitivamente a partire. «Sul sito Viaggiare Sicuri del ministero degli Esteri il viaggio in Giordania non era sconsigliato. Quindi si poteva venire». Anche se, concludono, «temo che per un po' non verrà nessuno. Grazie a Netanyahu e Trump».

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