Il caso

Salvato dall’emorragia, ma ora chiede i danni: "Ho rischiato di morire"

Eddy Mazzocchi: «Operato per l’obesità a Bolzano, dopo 20 giorni mi sono sentito male. A Trento sono stati degli angeli»

di Patrizia Todesco

TRENTO. «All'ospedale di Trento mi hanno salvato la vita, da quello di Bolzano aspetto ed esigo risposte». Eddy Mazzocchi, 53 anni di San Michele all'Adige, un anno fa era stato sottoposto a sleeve gastrico, un l'intervento di chirurgia bariatica per l'obesità grave. «Avevamo scelto di andare a Bolzano e lì ho fatto tutta la trafila che mi hanno richiesto. Visite, consulenze psicologiche e con il nutrizionista. All'epoca pesavo 126 chili, contro gli 82 attuali», racconta l'uomo.

Era il 9 aprile dello scorso anno quando Mazzocchi, autotrasportatore di professione, venne chiamato per l'intervento. Due ore in sala operatoria, ricovero regolare e dimissioni due giorni dopo, l'11 aprile. «Sembrava che tutto fosse andato bene. Mi fissarono l'appuntamento per il controllo dove trovai un altro medico, non quello che mi aveva operato, e poi un secondo appuntamento per togliere i punti. Era il 29 aprile, quindi meno di 20 giorni dal primo intervento. Il medico mi chiese se stavo bene. Io risposi di sì. Mi sentivo l'addome gonfio ma pensavo fosse normale. Mi fece una visita senza esami e senza particolari accertamenti. Quando tornai a casa, però, iniziai a sentirmi male. Vomitai una prima volta sangue, poi una seconda e a quel punto mia moglie decise di portarmi subito all'ospedale più vicino, il S. Chiara, dove appena arrivato persi conoscenza».

È stata la moglie a spiegare ai sanitari che il marito era stato operato a Bolzano poche settimane prima. «A Trento ho trovato dei veri e propri angeli che mi hanno salvato dall'emorragia interna causata da un vaso che era stato lesionato e non suturato. A Bolzano in verità hanno dato la colpa ad un'ulcera ma non è possibile, anche perché nei precedenti esami non era mai emersa». Preso in carico dal reparto di gastroenterologia del S. Chiara l'uomo è rimasto ricoverato una settimana circa. Nel referto di dimissioni si legge: «Emorragia digestiva da ulcera anastomimotica (lesione della mucosa che si sviluppa nel punto di unione tra due segmenti intestinali o gastrici, ndr) trattata con terapia endoscopica».

Tornato a casa per Eddy Mazzocchi è iniziato un periodo difficile. «Ho avuto un crollo fisico e psicologico. A ferirmi, poi, sono state le parole del chirurgo di Bolzano. Quando sono tornato per un successivo controllo mi ha detto: "Sei stato fortunato, potevi rimetterci le penne". Il tutto senza ammettere nessun errore, come se fosse stata una cosa casuale». A quel punto Eddy Mazzocchi si è rivolto ad un legale, l'avvocatessa Francesca de Padova di Trento, e ha interpellato per una consulenza il medico legale Guido Cavagnoli che avrebbe confermato che l'emorragia è stata causata da un errore medico. E l'Azienda sanitaria di Bolzano? «Il 10 febbraio l'ufficio sinistri mi aveva convocato per il 13 aprile per procedere con accertamenti medico legali. Dopo un mese, attraverso l'avvocato, mi hanno detto però che il parere medico legale era già stato redatto e quindi la visita non serviva più. Da allora, anche se sollecitati, non ci hanno più risposto e nemmeno fatto sapere cosa c'è scritto in questo parere. Se effettivamente hanno accertato che c'è stato un errore e dunque ho diritto a un risarcimento oppure no. Io non voglio lasciare perdere. Non è una questione economica, ma non voglio che quello che è successo a me succeda ad altri e soprattutto voglio che si accerti quanto accaduto. Per me sono stati mesi difficile. Ho fatto fatica a rimettermi in piedi, a riprendere a lavorare e anche la mia famiglia ha sofferto con me. Ora esigiamo una risposta, non basta la pacca sulla spalla di un medico per chiudere la vicenda. Se non otterremo risposte andremo per le vie legali».

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