Trento, sessantenne accusata di minacciare le bambine con un coltello: assolta
La vicenda è nata da liti tra vicini di casa. Secondo il giudice non ci sarebbe prova dell'episodio
TRENTO. Le forti tensioni tra due famiglie che abitano nello stesso palazzo, a Trento, sono sfociate in una denuncia che ha poi portato al processo. L'imputata è una sessantenne, che non se l'è presa con una persona della sua età o, comunque, con un adulto: secondo l'accusa, con un coltello in mano avrebbe minacciato di morte tre bambine. Le vittime sono figlie della coppia con cui la donna aveva avuto precedenti screzi per problemi di infiltrazioni d'acqua nell'appartamento.
Da una questione per certi aspetti banale (le liti condominiali sono all'ordine del giorno) si è dunque arrivati in un'aula del tribunale per un episodio grave, quale è la minaccia aggravata ad un minore. Ma il giudice non ha proceduto con una condanna: l'imputata è stata assolta, perché non ci sarebbe prova dell'episodio. La mamma delle bambine è deceduta e la denuncia contiene una data ed un orario che scagionano l'imputata. Sono passati sei anni dall'episodio che - come emerge dagli atti delle parti civili - aveva tanto impaurito le bambine: la sessantenne, con un coltello in mano, si sarebbe rivolta alle minori mimando il gesto di tagliare la gola e portandosi due dita agli occhi come per dire "vi tengo d'occhio".
Le piccole erano andate subito da mamma e papà a raccontare che la vicina le aveva minacciate; i genitori avevano quindi deciso di presentare denuncia. Nella descrizione dei fatti, la mamma aveva fornito una data ed un orario (tra le 18 e le 19). Ma, come ha evidenziato la difesa, quel giorno e nell'ora indicata nella querela la sessantenne era al lavoro e dall'abitazione in cui prestava servizio come badante al proprio appartamento ci volevano dai 14 ai 22 minuti. Per provare ciò, l'avvocato Marco Vernillo, che difende l'imputata, ha prodotto il contratto di assunzione della donna, le buste paga di quel mese e dei successivi, le dichiarazioni della persona anziana presso cui la sessantenne lavorava.
Dalla documentazione è emerso che il giorno in cui sarebbero avvenute le minacce l'imputata aveva prestato servizio fino alle 19: risultava dunque improbabile che fosse riuscita a rincasare tra le 18 e le 19 e a minacciare le minori. Alla luce dei nuovi elementi emersi, il giudice Massimo Rigon ha ritenuto di non sentire i testimoni della difesa e ha assolto l'imputata. In aula era presente il padre di una delle vittime (la ragazza è ancora minorenne), costituito parte civile con l'avvocata Elena Gabrielli. Anche la procura aveva chiesto l'assoluzione. Ma. Vi.