La sentenza

Prima condanna per il truffatore seriale: otto procedimenti penali a suo carico

Lui è un ventenne che abita in Vallagarina e che si ritrova ad essere accusato di diversi tipi di raggiri: dal finto incidente a quello dello specchietto per finire con quelli che richiedono un minimo di competenze informatiche per essere realizzati

ROVERETO. La truffa, si potrebbe dire, è una sua passione. Che coltiva leggendo libri e guardando serie tv ma anche realizzando veri raggiri che lo hanno portato ad avere otto procedimenti penali. Tutti per truffa. E tutti con dinamiche diverse ma con lo stesso epilogo: si fa beccare.

E adesso è arrivata anche la prima condanna: 300 ore d lavori socialmente utili e 1000 euro da pagare di tasca propria. Lui è un ventenne che abita in Vallagarina e che si ritrova ad essere accusato di diversi tipi di raggiri: dal finto incidente a quello dello specchietto per finire con quelli che richiedono un minimo di competenze informatiche per essere realizzati. Ed è di quest'ultima categoria che si è discusso in tribunale e ieri c'è stata l'ultima udienza durante la quale il giudice ha definito la pena: i lavori socialmente utili. Ma cosa ha combinato il 20enne lagarino? Non ha individuato una persona fisica come vittima della sua truffa. Lui, la vittima, non la conosce, si tratta di un parrucchiere che vive e lavora in Lombardia.

Lui, il ventenne, ha individuato nella banca del lombardo la sua vittima. E dimostrando di avere delle capacità informatiche era riuscito - questa l'accusa - ad entrare nel sistema informatico della banca aggirando i controlli fino ad arrivare al conto corrente del professionista lombardo. A quel punto cosa ha fatto? Due bonifici direttamente sul suo conto corrente, lasciando in questo modo una chiara traccia della sua identità. Dopo la denuncia del derubato - che si era visto alleggerire il conto di 750 euro - i carabinieri hanno iniziato le verifiche e in poco tempo sono arrivati al ventenne. Che è stato quindi accusato di detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici e altri mezzi atti all'accesso a sistemi informatici o telematici e di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

E pure di truffa perché, per accedere al sistema informatico della banca in questione e per operare sul conto del lombardo, aveva assunto falsamente l'identità digitale della persona offesa utilizzando codice segreti che erano solo in suo possesso. Insomma un raggiro per guadagnare dei soldi e utilizzando l'informatica per farlo. Ritenuto colpevole di tutto questo è stato quindi a 300 ore di lavori socialmente utili e al pagamento di 1000 euro, una cifra superiore a quella che aveva "guadagno" (e che, con l'indagine in corso è stata congelata dalla banca) con la sua truffa. Questo in attesa delle altre contestazioni per gli altri episodi di truffa che arriveranno sul banco degli giudice.

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