Mori dice addio al signore del gelato: Osvaldo Castellari del "Bologna"
Scomparso a 78 anni lo storico titolare della pasticceria. Il suo locale è stato un punto di riferimento per generazioni di moriani e non solo: tanti turisti si fermavano da lui sulla strada per il Garda
MORI. Con la scomparsa di Osvaldo Castellari, morto a 78 anni, Mori perde non soltanto uno storico artigiano, ma uno dei volti più conosciuti e stimati. Per decenni il suo nome è stato indissolubilmente legato a quello della gelateria pasticceria Bologna, una realtà diventata sinonimo di qualità, tradizione e accoglienza in tutto il Trentino-Alto Adige e oltre.
La sua storia è quella di una famiglia e di un mestiere. Tutto comincia il 19 marzo 1960, quando il padre Roberto Castellari, arrivato a Mori da Imola, apre una gelateria destinata a diventare un punto di riferimento per il paese. Fu proprio l'origine emiliana del fondatore a regalare quel soprannome affettuoso con cui tutti lo avrebbero conosciuto: "el Bologna". Da lì nasce un marchio che nel tempo diventa molto più di un nome commerciale: un simbolo di qualità artigianale. Osvaldo cresce letteralmente dentro quel laboratorio. Insieme alle sorelle Antonella e Loredana vive un'infanzia particolare, fatta di zucchero, creme e mantecatori, ma anche di piccoli privilegi che allora valevano moltissimo: assaggiare il gelato appena fatto dal padre.
Erano gli anni Sessanta, quando un cono rappresentava ancora un lusso quotidiano per pochi bambini, e quel mondo sarebbe diventato per lui una vocazione. «"Bologna" è il nostro marchio da quando papà aprì qui vicino alla villa dove siamo adesso», raccontava Osvaldo in una testimonianza di qualche anno fa. Un'attività che si è evoluta nel tempo senza mai tradire la propria identità: «senza mai stravolgere i nostri prodotti, senza cedere alle tentazioni di una modernità effimera». Nel 1970 Osvaldo raccoglie progressivamente il testimone del padre, entrando sempre più al centro dell'attività familiare. Con il passare degli anni diventa il cuore operativo del laboratorio, tra produzione e banco vendita, contribuendo a far crescere la fama della gelateria ben oltre Mori.
Nel 1982 il trasferimento nella villa di via Garibaldi segna un ulteriore salto di qualità: il "Bologna" diventa una realtà strutturata, dove al gelato si affianca la pasticceria, nata inizialmente per coprire la stagione invernale ma presto diventata parte integrante dell'identità del laboratorio.Osvaldo non è mai stato un semplice gelatiere: era un artigiano rigoroso, fedele a una filosofia precisa. Non inseguiva le mode, non cedeva ai gusti "strani" solo per attrarre curiosità. «Non mi interessava proporre gusti che potessero fare business, ma quelli che piacevano a me e che sapevo fare bene», amava dire. Una scelta che ha contribuito a costruire una reputazione fondata sulla coerenza e sulla qualità. Nel suo lavoro c'era anche un'idea precisa di innovazione: non quella delle mode, ma quella della continuità migliorata nel tempo, dell'evoluzione lenta e costante. Dai primi quattro gusti del padre -- panna, cioccolato, nocciola e limone -- fino alle 24 varietà tra creme e frutta di stagione, il "Bologna" è cresciuto senza mai perdere la sua anima artigianale.
Per generazioni di moriani, però, il "Bologna" è stato soprattutto un luogo di incontro. Un posto dove si entrava non solo per un gelato o una torta, ma per sentirsi accolti. Dietro il banco c'era la sorella Antonella, per tutti semplicemente "la zia", presenza familiare e sorridente, capace di ricordare i nomi, le abitudini, i gusti dei clienti. E poi c'era Osvaldo, sempre pronto a raccontare un sapore nuovo, a far assaggiare una crema appena nata, a spiegare con entusiasmo il lavoro del laboratorio. Molti moriani ricordano ancora il suo modo di stare tra la gente: diretto, semplice, appassionato. E ricordano anche le mattine presto, quando il paese dormiva ancora e lui era già al lavoro, spesso dalle quattro del mattino, per preparare impasti e basi della pasticceria. Un ritmo di vita interamente dedicato al mestiere.Con il tempo, la fama del "Bologna" ha superato i confini locali. La gelateria è diventata una tappa obbligata anche per chi si dirigeva verso il Lago di Garda, tanto che il nome di Osvaldo Castellari è diventato familiare a migliaia di visitatori. Un riconoscimento spontaneo, costruito giorno dopo giorno, più con la costanza che con la pubblicità. Negli ultimi anni, Osvaldo aveva progressivamente lasciato spazio alle nuove generazioni, dopo una vita interamente trascorsa tra laboratorio e banco. Un passaggio naturale, vissuto senza clamore, ma sempre nel segno della continuità e della qualità che ha contraddistinto l'intera storia del "Bologna".
Accanto a lui, in questo lungo percorso, la famiglia e i collaboratori hanno rappresentato un punto fermo: la sorella Antonella, la figlia Roberta e uno staff che nel tempo è diventato parte della stessa storia. Oggi resta il vuoto, ma anche un'eredità forte e riconoscibile. Perché il "Bologna" non è stato solo un'attività commerciale, ma un pezzo di identità collettiva. Un luogo in cui generazioni diverse hanno condiviso ricordi, incontri e piccoli momenti di felicità quotidiana.Forse il modo più vero per salutare Osvaldo Castellari è tornare alle sue stesse parole: «Sono stati anni belli ed entusiasmanti, ho conosciuto tantissime persone e posso assicurare di aver cercato di dare il meglio. La mia speranza è quella di esserci riuscito».