Investito e ucciso a Borgo, i familiari: «Roberto aveva il verde, è stato travolto»
Cresciuto ai Casoni, Forzini si era trasferito nel quartiere di Cristo Re dopo il matrimonio con Patrizia. I ricordi dei colleghi e degli amici: «Era una cara persona oltre che un gran lavoratore». La sindaca Ferrai: «Subito un incontro con la Provincia»
TRENTO. «Roberto passava con il verde. È uno che usa la testa, a usare il passato non ci riesco. L'auto aveva il rosso e l'ha travolto, lui che stava solo attraversando col semaforo verde». Non si da pace Patrizia, la moglie di Roberto Forzini. Ora, ora che è tardi, non si danno pace anche i tanti, ciclisti ma non solo, che da tempo segnalavano le criticità dell'attraversamento ciclopedonale all'imbocco del rettilineo che dalla statale della Valsugana porta a Borgo, passando di fianco all'acciaieria.
La sindaca di Borgo Martina Ferrai è pronta a chiedere un confronto urgente alla Provincia, sotto la cui competenza ricade quel tratto: «Il problema sta nella regolazione di quel semaforo. Spesso è poco chiaro ma soprattutto la luce verde per chi attraversa è troppo breve. ci sono anche scolaresche che si muovono da e per Borgo in bicicletta e quell'attraversamento non può continuare a rappresentare un pericolo».
Non doveva esserlo, per Roberto e Patrizia, che domenica erano partiti da Calceranica per una semplice uscita in bicicletta. Da cui il sessantaquattrenne non è tornato: dopo il trasferimento al Santa Chiara, a bordo dell'elicottero dei vigili del fuoco permanenti, nel capoluogo è spirato, a fronte dei traumi, troppo gravi, riportati nell'impatto con l'auto e nella successiva caduta.Era un ragazzo dei Casoni, Roberto Forzini, cresciuto nella parte sud del complesso popolare del quartiere di San Giuseppe, come ricorda l'amico d'infanzia Piergiorgio Pedrotti: «Non ci vedevamo più spesso, ma tra chi è cresciuto assieme resta quel legame forte, che porta a riprendere conversazioni con naturalezza, come se fosse passato solo qualche giorno, anche vedendosi solo ogni tanto».Forzini si era trasferito nel quartiere di Cristo Re, dove viveva tuttora, dopo il matrimonio con Patrizia, con cui aveva condiviso l'intera vita: si erano conosciuti poco più che ragazzini, non lasciandosi più.
Nello stabile del quartiere dove Roberto e Patrizia vivevano, Forzini aveva stabilito anche la sede della società che per oltre venticinque anni aveva portato avanti assieme al socio Marco Brendolise, dagli inizi degli anni Novanta fino a sei anni fa, quando i due artigiani avevano deciso di proseguire diversamente il loro percorso professionale, cedendo l'attività: «Sapere della scomparsa di Roberto è stato un grande dolore. Non eravamo più molto in contatto, ma non si dimenticano tanti anni di lavoro assieme».Un lavoro che Roberto Forzini portava avanti con scrupolosità e precisione, come aveva sempre fatto: prima di mettersi in proprio assieme a Brendolise nella Sds, il ragazzo dei Casoni aveva lavorato per anni anche a Bolzano, alla Eximag sistemi di sicurezza. Con lui, aveva condiviso lo stesso percorso anche un altro collega, Gianluca Fogli, che proprio al pari di Roberto Forzini aveva deciso poi di avviare la sua attività, la Eursicur al Solteri.«L'avevo visto appena la settimana scorsa - ci incontravamo spesso come per anni ci eravamo incontrati per lavoro anche dopo aver lasciato la ditta di Bolzano. Era una cara persona, prima ancora che un ottimo professionista».